Lo Hobbit di Tolkien: una compagnia disperata [recensione libro]

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Lo Hobbit di John Ronald Reuel Tolkien non è una semplice fiaba, ma un grande romanzo d’avventura. Conosciuto spesso per essere il prequel de Il Signore degli Anelli, la magica storia narrata non avrà lo stesso stile, né lo stesso tono di quello che è stato definito «il libro» del XX secolo; ma non per questo ne rimane una semplice costola. Anzi, Lo Hobbit fu scritto prima e, per quanto steso da un Tolkien sicuramente più acerbo (ma non troppo), è comunque in grado di far respirare e assaporare la stessa atmosfera magnifica, per non dire epica.

La storia narra del viaggio condotto dal noto Bilbo Baggins, scaraventato fuori dai tranquilli e pacifici confini della Contea per raggiungere Erebor, la montagna solitaria, terra natia usurpata da un feroce drago. Lungo il cammino lo hobbit, accompagnato da alcuni nani, attraversa da ovest verso est la Terra di Mezzo, incontrando troll, orchi, elfi e uomini, insieme a tante altre creature pericolose e magnifiche, in luoghi misteriosi e affascinanti, spesso persino inquietanti. È qui che Bilbo conosce Gollum e, tramite l’astuzia e l’inganno, riesce a sottrargli l’Unico Anello, la cui importanza per Il Signore degli Anelli è famigerata.

Sebbene sia scritto con uno stile adatto a un pubblico molto giovane, Lo Hobbit è tutt’altro che un semplice libro per bambini: il carattere mite ma coraggioso di Bilbo, la regalità e l’avarizia del re Thorin, la saggezza di Gandalf, la bellezza e la superbia degli elfi e l’eroismo, spesso spavaldo, degli uomini dipingono perfettamente alcune delle caratteristiche che noi lettori spesso e volentieri non ricordiamo di possedere.

Lo Hobbit è anche un viaggio inaspettato condotto da una combriccola «disperata», al cui interno nascono duraturi rapporti di amicizia animati da una reciproca e sincera solidarietà. È una grande avventura verso quello che, romanticamente, può essere definito un grande sogno o un grande amore: uno splendido tesoro, o, ancora di più, la propria patria. Un cammino che non manca di lasciare il segno nel piccolo protagonista e nei suoi compagni di viaggio che, andata e ritorno, vivranno la storia più importante della loro vita; una storia che dà uno stimolo a chi, al giorno d’oggi, vive in un mondo sempre meno avventuroso, in cui lo spirito di gruppo latita e l’egoismo avanza, l’avventura rischia di perdersi nella meccanica e la tranquillità nella routine.

Rasputin

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