L’Elisir di Vecchioni, viaggio nell’uomo [recensione album]

Vecchioni Elisir

Elisir è un album di Roberto Vecchioni pubblicato nel 1976 per l’etichetta discografica Philips. Il disco segue un tema conduttore: il viaggio che il cantautore compie attraverso personaggi storici, uomini, stili musicali. Non a caso la copertina mostra il «gioco dell’oca», che identifica la vita come percorso, con incognite, penalità, bonus e l’immancabile sorte dei dadi.

Elisir si apre con Un uomo navigato, insieme di riflessioni di un navigatore e riassunto del contenuto dell’album. La seconda traccia – capolavoro vecchioniano – s’intitola Velasquez, personaggio che il cantautore descrive come «navigatore mai fermo, mai domo, sempre presente là dove ci sia qualche ingiustizia da cancellare». Seguono le canzoni Effetto Notte, storia di un amore non concesso, e Le belle compagnie, particolare traccia che fa propria una famosa citazione dei fratelli Grimm per punzecchiare «l’anarchico» Fabrizio De André.

Il quinto brano narra il ritorno dall’Africa del poeta francese Arthur Rimbaud – il cui acronimo, A.R., dà titolo alla traccia – fino al porto di Marsiglia e l’agonia di quella gamba che sarà di lì a poco amputata. La sesta composizione si intitola Il suonatore stanco e pare un viaggio nella disillusione del cantautore, nell’apatia indirettamente svelata dalle azioni del soggetto. Spicca ora una dedica all’amico, cantautore e «compagno di ciucche» Francesco Guccini: Canzone per Francesco. Vecchioni, attraverso continui riferimenti alla discografia di Guccini, racconta il rapporto tra i due, lasciando intendere alcune critiche alla società e qualche pensiero comune ai due professori.

L’ottavo pezzo s’intitola Pani e pesci e si presenta come una filastrocca musicata per la quale Vecchioni prende in prestito personaggi del passato quali Cesare e Isabella di Castiglia che, in rima, «per tre notti si concede a chi la piglia». La canzone seguente è Figlia ed esprime in versi parole delicate e attente che un padre rivolge alla figlia, tra passato e futuro, pronunciando un augurio: «Non voglio che tu sia felice, ma sempre contro, finché ti lasciano la voce». L’ultimo pezzo, Pagando s’intende, chiude il viaggio con la storia di un fallimento umano e l’esaltazione del dolore del cantante. «L’uomo a cui è dato soffrire più degli altri, è degno di soffrire più degli altri», per chiudere con Gabriele D’Annunzio.

Antonius Block

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