Alberto Sordi. Finché c’è guerra… c’è speranza! [recensione film]

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Attraverso i suoi film, Alberto Sordi ha sempre affiancato sapientemente all’ilarità tipica del comico la riflessione sulle problematiche che affliggono la civiltà contemporanea. In Finché c’è guerra c’è speranza, film del 1974 diretto e interpretato dall’attore romano, viene mossa una profonda critica nei confronti di una società sempre più caratterizzata dal qualunquismo e dall’ipocrisia.

Protagonista del film è Pietro Ciocca che, passato dal commerciare pompe idrauliche alla vendita internazionale d’armi, per svolgere la propria attività si trova a girare il mondo, soprattutto in Africa, allora come oggi caratterizzata da violenti scontri e tensioni sociali. Mentre viaggia, la sua famiglia risiede a Milano e si permette tutti i lussi: figli viziati e moglie che si divide tra gioco d’azzardo e spese folli, con il marito sempre pronto ad assecondare ogni sua pazzia, compresa quella di trasferirsi da un attico lussuoso del centro a una villa costosissima in collina. Pur essendo evidentemente la moglie a conoscenza dell’attività portata avanti dal marito, non si è mai sognata di contestargliela: in fondo, i proventi potevano soddisfare ogni vizio e richiesta, così che tutto procede nell’omertà.

Le cose iniziano a cambiare quando Ciocca viene coinvolto in un tranello. Trovandosi nell’allora portoghese Angola per trattare l’acquisto di materiale bellico con il governo regolare, viene contattato in incognito da un giornalista del Corriere della Sera che, con la scusa di vendere alcune partite di armi non evase a un gruppo guerrigliero locale, riuscirà a ricavare informazioni che gli costeranno un articolo-denuncia dal titolo: «Ho incontrato un mercante di morte».

Da qui l’immagine del buon imprenditore e padre di famiglia cambia: il presidente del club a cui aderiva non gli rivolge più la parola e soprattutto la sua famiglia, ora che tutta Italia ne conosce l’attività, lo tratta come un carnefice. Il trafficante chiede loro di scegliere: cambiare mestiere e adeguarsi a una vita meno sfarzosa, oppure mantenere lo status quo. Lui in ogni caso si sarebbe adattato. Nella risposta unanime della famiglia sta tutta l’essenza del film e della sua forte denuncia: la cameriera sveglia Ciocca in fretta dopo neppure un’ora di riposo, la valigia è già pronta. In salotto ardono ancora sul caminetto le copie dell’articolo incriminato, la moglie e figli sono immersi nelle loro attività. Dopo tutto, come dice lo zio «di quel giornale tra quindici giorni nessuno se ne ricorderà più». Insomma, finché c’è guerra…

Ludovico Van

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