Kill ‘Em All, Metallica [recensione musicale]

Metallica albumGli anni ‘80 hanno rappresentato, dal punto di vista musicale, un decennio di grandi innovazioni. Se l’Inghilterra ha lanciato e consacrato, attraverso gruppi come Iron Maiden e Saxon, la cosiddetta «new wave of british heavy metal», negli Stati Uniti si vanno a gettare le basi di un nuovo genere musicale, caratterizzato da ritmi e tonalità decisamente più aggressivi. Di questo nuovo genere, che verrà chiamato dagli addetti ai lavori trash metal, i Metallica possono considerarsi a buon diritto tra i padri fondatori, insieme a band del calibro di Megadeath, Slayer e Anthrax. Il disco che andiamo a recensire ne rappresenta l’esordio e la consacrazione definitiva nel panorama del metal mondiale.

Kill ’Em All (questo il nome dell’album) si presenta musicalmente come un insieme di influenze di svariati gruppi «pionieri» del genere metal e crea un’interessante unione tra tonalità sulla scia degli Iron Maiden, toni cupi tipici di gruppi come i Venom e una forte aggressività che caratterizza questa prima fase della carriera del gruppo. A livello puramente tecnico, non ci troviamo di fronte a un album entusiasmante: la produzione risulta rudimentale e la competenza dei singoli elementi ancora notevolmente da affinare; alla voce, Hetfield si dimostra piuttosto inesperto, mentre la batteria spesso passa in secondo piano rispetto alle altre partiture sonore. Tuttavia, questi tratti minimali contribuiscono a dare al lavoro lo spirito spartano e aggressivo che sarà tipico del trash metal.

L’album è composto da dieci tracce tra loro logicamente slegate, ma musicalmente affini. I cavalli di battaglia sono sicuramente Hit the Lights, The Four Horsemen, Metal Militia e Phantom Lord. Da segnalare, in sede di composizione, la presenza di Dave Mustaine, che successivamente fonderà i Megadeath.

Nel corso degli anni, i Metallica si sono commercializzati non poco, pur mantenendo sempre lo spirito primigenio che ritroviamo nel disco qui presentato. Rispetto ai successivi Metallica, che non disdegnano di inserire partiture melodiche all’interno dei loro assalti sonori (quelli del cosiddetto black album), in questo disco c’è poco posto per la melodia; il titolo, in tal senso, rappresenta in pieno lo spirito che serpeggia per tutto il lavoro. Chi si accinge all’ascolto del metal duro non potrà dunque esimersi dall’ascolto di questa pietra miliare.

Ludovico Van

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