Nata in Istria [recensione libro]

Nata in Istria, copertina

Un filo sottile collega le storie di questo libro: un filo rosso come la terra da cui provengono, l’Istria. Un triangolo di terreno tra i flutti dell’Adriatico, che ha cullato tra le sue onde per due millenni le più grandi civiltà europee: prima Roma, poi Bisanzio, la Repubblica Serenissima di Venezia e infine l’Impero Austroungarico. Poi il Novecento, l’annessione all’Italia dopo la Prima Guerra Mondiale e il tradimento della stessa dopo la Seconda, il tragico capitolo delle foibe, l’esodo forzato di centinaia di migliaia di Istriani, le umiliazioni jugoslave, gli espropri forzati… E al di là della storia, che impassibile segue il suo corso, gli uomini: bambini o anziani, uomini o donne che hanno vissuto sulla propria pelle la più grande tragedia del dopoguerra italiano.

Le testimonianze sul campo raccolte da Anna Maria Mori, esule dalla città di Pola poi rifugiatasi a Firenze, sono intramezzate da ricordi e riflessioni personali di una Heimat nella quale ella stessa ha lasciato il cuore. Il merito dell’autrice consiste nel far comprendere al lettore che l’Istria non è un semplice lembo di Croazia e nemmeno una qualsiasi meta turistica estiva, bensì un «paesaggio della memoria», un complesso di colori, sapori, ricordi ed emozioni che qualcuno, in qualche parte del mondo, sta ancora tenendo vivo: chiamando il proprio paese d’origine con il nome in lingua italiana; parlando nel dialetto istriano che i padri, nonni e bisnonni, sebbene abbiano vissuto sotto tre Stati diversi, non hanno mai trascurato; ripercorrendo i tempi in cui, fino settant’anni fa, passeggiando per le strade di Pola, Pirano o Fiume, si poteva ancora leggere «farmacia», «scuola», «poste» invece di «ljekarna», «škola», «pošta».

Oggi, nelle numerose città italiane che hanno ospitato gli esuli in fuga dal comunismo jugoslavo e in continenti lontani come l’Australia e l’America, vivono frazionati tanti pezzi di un unico quadro, che le pagine di Nata in Istria hanno l’intento di ricomporre. Quel quadro è uno squarcio dall’alto della «piccola Venezia», la città di Rovigno, in cui il leone di San Marco si sente a casa come nella laguna; è una capra che si inerpica sulle rocce carsiche, simbolo di «un popolo di ulissidi con l’animo di Penelope»; è una bambina di Pola che carica le valigie su una nave che la porterà lontano, imprimendo per l’ultima volta quell’arena romana nei ricordi che nessun regime potrà mai cancellare.

Spartacus

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Un commento su “Nata in Istria [recensione libro]

  1. Il faro al largo di Promontore e al largo della nostra natia città di POLA. Finalmente la verità sulla nostra storia. Orgogliosa di appartenere a questo POPOLO, che ha sempre dimostrato, dignità, compostezza e capacità di perdonare. Un grazie di cuore ad Anna Maria per aver descritto alla perfezione la nostra vita, il nostro sentire. Complimenti GRAZIE Liliana Scocco

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