Celebrare il solstizio [l’eternità del mito]

Il solstizio d’estate è l’evento astronomico che segna il giorno più lungo e, di conseguenza, la notte più breve dell’anno. Cade il 21 giugno (quest’anno, essendo il 2012 bisestile, è anticipato di un giorno sul calendario) nell’esatto momento in cui, nell’emisfero boreale, il Sole raggiunge la massima declinazione rispetto al piano dell’eclittica, per ricominciare poi la discesa verso l’inverno.

Nella religione degli antichi greci, i due solstizi erano chiamati «porte»: «porta degli dei» quella invernale, «porta degli uomini» quella estiva. I solstizi erano dunque simboli del passaggio tra il mondo dello spazio-tempo e uno stato di aspazialità e atemporalità. Per la prima porta solstiziale, quella estiva, si entrava nel mondo della genesi della manifestazione individuale, tramite l’altra, invece, si accedeva agli stati sopraindividuali.

Per quanto riguarda il mondo romano, sappiamo che il 25 dicembre del 274 d.C. l’imperatore Aureliano consacrò il tempio del Sol Invictus nella festa chiamata Dies Natalis Solis Invicti, «Giorno di nascita del Sole Invitto», cui seguivano i Saturnalia. Il culto del Sole Invitto, però, ha radici ancora più antiche ed è il risultato di un eclettismo nei confronti di molte pratiche religiose diffuse in tutto il bacino mediterraneo e il medio oriente; su tutti, il culto relativo al dio Mitra, la cui raffigurazione si avvicina molto a quella proposta da Aureliano.

Spostandoci più a nord, possiamo individuare nel sito megalitico di Stonehenge (Salisbury, Gran Bretagna), edificato all’incirca nel 3200 a.C., non soltanto un luogo di culto, ma anche un immenso calendario per tenere traccia del trascorrere dei mesi, delle stagioni e degli anni. Il giorno del solstizio d’estate, infatti, il Sole sorge in un punto più a settentrione rispetto a tutti gli altri giorni dell’anno. Quel giorno, posizionandosi al centro del cerchio di pietre, si può vedere sorgere il Sole al di sopra di una particolare pietra detta «Heel Stone», che si trova lungo l’asse della costruzione. Che fosse una pratica solamente astronomica oppure legata a riti religiosi, gli studiosi lo stanno ancora valutando.

Analizzando invece la questione da un punto di vista spirituale, che cosa può significare per noi «celebrare il solstizio»? Non solo reiterare la nostra gratitudine verso il culmine dell’irradiazione solare o partecipare alla vittoria più eminente della luce sulle tenebre; il quotidiano deve lasciare posto alla circolarità dell’eterno: il giorno feriale alla stagione, la settimana lavorativa all’anno solare, la frenesia dell’orologio all’innata regolarità delle fasi lunari. È fondamentale a questo scopo trovarsi in un luogo appartato e inusuale, che accentui tanto l’eccezionalità dell’avvenimento quanto il raccoglimento necessario all’elevazione interiore. Per poche ore l’uomo civilizzato ha il privilegio di tornare a sentirsi animale spirituale nella sua naturale dimora.

Bisogna altresì precisare che l’esperienza che vi proponiamo non rappresenta un vero e proprio culto religioso. Quella che in latino viene chiamata religio è ciò che più si avvicina al termine «superstizione», nel senso più irrazionale del termine. I riti religiosi, fuori dal loro tradizionale contesto, perdono il significato originario: così come libare offerte al dio Elios aveva un reale significato nella Grecia antica, oggi sarebbe a ragione etichettato come folklore, tra il patetico e il sacrilego. Al di là delle varie forme di neo-paganesimo quindi, noi europei della tarda età contemporanea dobbiamo rassegnarci al fatto di aver perso il contatto con una religione legata al fenomeno del solstizio; e pertanto di non poterla pienamente esercitare nella sua funzione cerimoniale.

Piuttosto, il livello che più ci avvicina al vero senso della celebrazione può definirsi metafisico: nulla come questo aggettivo fonde alla perfezione la dimensione materiale con quella spirituale. Il fuoco acceso sulla Terra è il tramite tra noi e il Sole, la veglia notturna è l’offerta spontanea della nostra vita alla perfezione dell’universo; attendere il sorgere del Sole vigilando è l’iter indispensabile per entrare in contatto con il divino.

Per nulla in contraddizione con l’empietà del rito, l’elemento divino si svela nella circolarità naturale degli elementi. La Terra, il fuoco, la Luna, il Sole, le stelle: vita e morte, declino e rinascita sono i fenomeni che ci manifestano la divinità nel reale. Solamente se saremo in grado di percepire questa fusione con la natura, nella quale si riscopre la divinità come la più pura forma di panteismo il cui apice è l’empatia solare, solo allora si potrà dire riuscito il rituale del Solstizio.

« Materialmente non aiutai mai il sole a sorgere, è vero; ma non c’è dubbio che essere presente quando sorgeva fosse di estrema importanza. »

(Henry David Thoreau, Walden)

Spartacus

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Un commento su “Celebrare il solstizio [l’eternità del mito]

  1. GRAZIE PER QUESTO…LO TROVO QUI IN CALIFORNIA CELEBRANDO IL SOLSTIZIO COME DITE, MA NEL 2014!!!>>>>>>>>>>TANTI CARI SALUTI ___ MOLTO BELLO L”ARTICOLO ___ VIVA EL SOL>! ROCCO SAN FRANCISCO

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